In coma a 30 anni, Tribunale autorizza la famiglia di Samantha a staccarle la spina

Per fortuna esistono tanti genitori che vogliono davvero bene ai figli e non farebbero mai una cosa del genere

In coma a 30 anni, Tribunale autorizza la famiglia di Samantha a staccarle la spina
Finalmente ci hanno creduto e ci concedono questo atto d’amore. Soffrire, a volte, è peggio che morire”. A parlare sono i genitori di Samantha D’Incà, la 30enne di Feltre in coma vegetativo irreversibile da ormai 11 mesi, dopo una operazione di frattura alla gamba. Era il 4 dicembre 2020: da allora Giorgio e Graziella d’Incà, papà e mamma della giovane, hanno iniziato una lunga battaglia per mettere fine alla sua sofferenza. Nei giorni scorsi, con un provvedimento di 12 pagine, il giudice tutelare del Tribunale di Belluno ha di fatto autorizzato il padre staccare la spina, previo parere dei medici e nomina del genitore a tutore della giovane. Si tratta di una delibera storica sulla delicata questione del fine vita. “Abbiamo perso tante battaglie ma alla fine abbiamo vinto la guerra. Aveva ragione mio marito: finché avremo respiro, diceva, lotteremo per la dignità e il rispetto che Samantha merita“. Articolo di Fanpage.

Per fortuna esistono tanti genitori che vogliono davvero bene ai figli e non farebbero mai una cosa del genere. Dei genitori che preferiscono mettere fine alla vita della figlia non sono genitori. Dovrebbero vergognarsi.

Non è un atto d’amore togliere la vita ai propri figli. Non è assolutamente concepibile uno schifo del genere. Che esempi orribili danno i media. L’esempio che non vale la pena vivere.

Poi, com’è ormai chiaro, la legge invece di venire applicata per quella che è viene interpretata a seconda delle posizioni ideologiche del magistrato di turno. Anche in questo caso si dovrebbe fare una riforma della giustizia.

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