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Chi decide se un sito è commerciale? La Siae? E chi “CI” è?

scritto da arquen il 11 novembre 2011 | 3.428 letture

Da un po’ è nata una diatriba tra la Siae e i siti che parlano di cinema. Perché? Perché la Siae ha deciso che i trailer sono opere d’arte. :mrgreen: Noi in Italia non sappiamo fare a meno delle ESSE. 😛

Ma mica finisce qui?!? No, no… siccome sono opere d’arte, i trailer sono soggetti al diritto d’autore, quindi chi pubblica il trailer di un film non solo non viene pagato, non solo il regista e il produttore non baciano il culetto al proprietario del sito che fa loro pubblicità gratis, ma bisogna anche pagare la Siae. 🙄

Io ho un sito, ok? Che CI ne sa la Siae se con questo sito ci sto guadagnando? Perché ho Google AdSense? E se nessuno clicca su Google AdSense, la Siae che CI ne sa? Se uso Google AdSense il sito è commerciale? E dove sta scritto? 😕

uno dei principi su cui si fonda il diritto d’autore (e non solo in Italia, ma nell’intero Occidente)
La Siae esiste solo in Italia (fortunatamente per gli altri paesi). Solo in Italia esiste un “organo” del genere. 🙄
I siti degli altri paesi pagano la musica del trailer?
Gli utenti di facebook o di altri social, di altri paesi, pagano la musica del trailer?
Ma da quale pianeta arriva ‘sta gente? 😯

la musica inserita nel video (sia esso promozionale o di altra natura) è utilizzata da un sito web, e sono quindi gli utilizzatori (cioè i titolari del sito) a dover corrispondere i diritti così come
Già è stata pagata la musica all’interno del trailer. Il trailer serve per un solo CI di motivo: il proprietario del trailer paga perché questo sia visto. PUNTO! 😉

Se lo scopo dei trailer è la massima circolazione possibile in quanto una forma di pubblicità del prodotto cinematografico, che senso ha limitarne la circolazione? Non è, anzi, controproducente?
SE: E chi dice che bisogna limitarne la circolazione? Al contrario.
Se io che sto facendo pubblicità ad un film con un trailer invece di essere pagato devo pagare, mi sembra normale e ovvio che i trailer non li pubblicherò più, quindi le persone non sapranno quali CI di film sono usciti al cinema, quindi nessuno andrà a vederli. Ma pure un bambino lo capisce, perché la Siae no? :mrgreen:

PI: Bisogna pagare anche se in un trailer di un brano è contenuto un estratto inferiore ai 40 secondi?
SE: Cerchiamo di non fare confusione.
Appunto, il trailer è pubblicità, siamo noi a dover essere pagati perché stiamo facendo pubblicità al film. Non facciamo confusione, Siae. :mrgreen:

PI: I link contano come l’embedding? Cioè se un sito si limita a indirizzare a un’altra pagina contenente il trailer, allora deve comunque pagare?
SE: Sulla distinzione tra redirect ed embedding inviterei a consultare almeno Wikipedia.
La “professoressa” che mo’ ha imparato ad usare la tastiera per rispondere a ‘ste quattro domande si permette il lusso di fare la sbruffona? E’ una domanda, eh… 😉

Se c’è l’inserimento di contenuti protetti in un sito, qualunque sia la modalità di offerta e la fonte, l’utilizzatore (non l’utente che ne fruisce ma quello che lo mette a disposizione degli utenti e quindi trae dal sito stesso un ricavo) deve ottenere l’autorizzazione dei titolari dei diritti.
E voi della Siae come provate che io ne sto traendo un ricavo? Me lo spiegate? 😕
Io metto un trailer, voi mi contattate e scrivete: siccome hai messo un trailer ci stai ricavando e quindi ci devi pagare.
Allora io rispondo: provatemi che ci sto ricavando, ma intanto vi querelo perché mi state “accusando” di qualcosa senza averne le prove. 🙄

Mettiamo il caso di un’app distribuita gratuitamente sull’Android Market che effettuano webclipping offrendo agli utenti come servizio la possibilità di vedere trailer trovati sui rispettivi siti: deve pagare anch’essa?
SE: Non mi pare che ci si possa inoltrare in minuzie e dettagli.
A me pare che non sapete cosa CI rispondere. :mrgreen:

PI: In un articolo del Post si legge “Per ora la SIAE non sta monitorando gli account personali dei social network, ma dice Ercolani che anche quelli, come qualsiasi altro sito, sono soggetti al pagamento dei diritti d’autore e prima o poi verranno regolarizzati. Molti account di personaggi pubblici e pagine aziendali avrebbero già sottoscritto la licenza SIAE”. Ma nel comunicato emesso nei giorni scorsi si parla esclusivamente di siti commerciali. Quale delle due affermazioni è vera?
SE: Le pagine aziendali sono siti commerciali.
Perché? Chi lo stabilisce? C’è una legge che stabilisce che le pagine aziendali sono siti commerciali? Dove? La voglio leggere, dove CI sta? 🙄

Un sito di informazione serio e credibile come Punto Informatico è molto utile per mettere a fuoco le sostanziali differenze che possono esistere tra varie pagine di Facebook
Slurp… 😆

una cosa è il ragazzino che dialoga con i suoi amici, un’altra cosa è la casa discografica o il music store che apre una pagina su Facebook per avere un rapporto diretto con il suo target. È evidente che i secondi esempi sono decisamente commerciali…
Questo lo dite voi? Ma a me cosa importa di quello che pensate voi? Dovete Provarlo. Fatemi vedere la legge. Dove sta scritto che la pagina su facebook aperta dalla casa discografica è commerciale? 🙄

YouTube non dovrebbe essere in regola in base all’accordo di licenza sottoscritto con la SIAE? E tale accordo non dovrebbe tutelare altresì chi utilizza filmati o trailer proveniente da YouTube?
“La licenza di YouTube copre l’embedding di video in siti non commerciali a condizione che i materiali siano stati correttamente licenziati all’origine.
Ancora non ho capito chi stabilisce quali sono i siti commerciali. Senza una legge? Questo per voi è commerciale e deve pagare? Si decide a CI? 🙄

PI: Nel caso in cui fosse ufficialmente bandito l’embedding dei contenuti YouTube, è un discorso da estendere a tutti i video contenenti musica tutelata dalla SIAE?
SE: Qui non si vuole “ufficialmente bandire” niente!
E allora siete ufficialmente ESSE. 😉

Link utili:

Le parti virgolettate provengono da punto-informatico.it.

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